In Medias Res

Un giorno scriveremo forse un manifesto della nuova letteratura, disprezzeremo i dinosauri delle università che da cattedre polverose ci costringono a percorrere gallerie già scavate che non portano in alcun dove. Queste miniere sono oramai vuote, abbandonate così come l’oro che le ha riempite è stato fuso per anelli di madame borghesi impellicciate. Certe miniere sono esaurite ormai, esauste. Sono state sventrate, distrutte con la dinamite e poi semplicemente, invece di abbandonarle, ci siamo seduti sopra le macerie sconsolati, chiedendoci cosa ci fosse là sotto, in qui desolati cunicoli che conservano ricordi e ossa. Non c’è più niente là sotto per noi, niente che possa sorprenderci. Potremmo riesumare cadaveri di parole, ma non saremmo capaci di rianimarli. Come potremmo capire ciò che non ci appartiene, come assimilare ciò che non è commestibile, come annunciare ciò che non ci dà gioia? Solo creando potremmo appropriarcene.

Archeologi di parole fummo, creatori di storie (Storia?) saremo.

La storia di tutte le maggiori civiltà galattiche tende ad attraversare tre fasi distinte e ben riconoscibili, ovvero la fasi della Sopravvivenza, della Riflessione, e della Decadenza, altrimenti dette fasi del Come, del Perché e del Dove. La prima fase, per esempio, è caratterizzata dalla domanda Come facciamo a procurarci da mangiare?La seconda dalla domanda Perché mangiamo? E la terza dalla domanda In quale ristorante mangiamo oggi?
Douglas Adams, Ristorante al termine dell’Universo

In che fase siamo?

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