Un giorno questo dolore ti sarà utile

Nel 2007 esce il libro dello scrittore statunitense Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile. Il titolo sembra promettere tutto, tranne ciò che effettivamente questo romanzo racconta.
Il protagonista è un diciottenne newyorkese, James, alle prese con una sorella completamente assuefatta dal modello consumistico americano e una madre gallerista arrivata al suo terzo matrimonio fallito. James lavora occasionalmente nella galleria della madre e lì conosce John, un collega ben più grande di lui del quale, inconsciamente, inconsapevolmente e segretamente si innamora, e che tenterà di conquistare creando sul web il profilo dell’uomo perfetto. Egli, però, si accorgerà del trucco e si arrabbierà molto.
L’assenza di John turberà molto James, che solo allora realizzerà di essere omosessuale, o meglio “platonicamente omosessuale”. L’interesse per John non è altro che la piacevole sorpresa di trovare, tra le molte conoscenze, una persona stimolante e interessante; James si mostra un misantropo agli occhi di tutti (sua madre lo convincerà ad andare da una psicoterapeuta), ma soltanto per mascherare la sua timidezza, la sua ricerca di un’innocenza pura che nel suo mondo non trova.
Il qualunquismo, il nichilismo, l’ambizione svuotata d’ogni essenza e libertà sembra dominare la società in cui vive. James cerca d’imporre alla sua famiglia il suo stato d’animo, il suo rifiuto di andare all’università, convenzione tra le convenzioni più diffuse, ma nessuno lo capirà. Le persone con le quali ha a che fare James sono distratte, chiuse nella loro personalità insoddisfatta e turbata, intrappolate nella costante necessità di dimostrare al mondo che valgono: la madre ossessionata dagli uomini e dal suo lavoro, il padre manager in carriera che ricorre a ritocchi estetici inutili, la sorella invaghita del suo professore di semiotica.
Le uniche personalità a lui amiche sono John e sua nonna, l’unica che ascolta senza obbligarlo ad abbracciare una visione del mondo comune e stereotipata.
Sebbene il progetto di non andare all’università e di comprare una casa sperduta nell’Ovest non vedrà mai la luce, ciò non si può considerare un fallimento; forse James ha finalmente compreso che la radicalità ha un prezzo insormontabile – la solitudine – e che la vita è ancora troppo lunga per sapere, a 18 anni, cosa pensare davvero del mondo. In attesa, James farà le esperienze che “tutti devono fare”, con la consapevolezza che non sono indispensabili e insostituibili. Il segreto di James non sarà un rifiuto totale del mondo, bensì una risata, la presa di consapevolezza che per essere liberi, bisogna prima accorgersi di non esserlo.

 

Lo sapevo che la vita non è scegliere tra il National Gallery e il teatro-ristorante, ma un po’ forse sì, perché le due cose non possono coesistere. Se al mondo ci sono questi quadri, com’è possibile che ci siano anche delle mamme della tivù che recitano in una commedia penosa mentre la gente le guarda con la bocca piena di pollo ai peperoni? Per molti sarà una cosa meravigliosa, il fatto che il mondo sia così vario e ce ne sia per tutti i gusti, ma io non so perchè mi sentivo tanto chiuso e risentito, come se le cose che non mi piacciono fossero una minaccia. Sapevo solo che era un casino e pensavo: disadattato, disadattato.

 

I miei mi avevano iscritto all’ultimo momento e tutti gli altri posti erano al completo (non che fossero molto meglio). Ho scoperto dopo che Camp Zephyr non era neppure una normale scuola di vela, ma quel genere di posti pubblicizzati sulle ultime pagine dei giornali (insieme agli istituti di preparazione per le accademie militari) dove si cerca di raddrizzare gli adolescenti gravemente problematici grazie alle meraviglie del lavoro manuale e della natura. Anche il motto del campo era sinistro.

 

Il flusso dei pensieri di James ci porta a riflettere sulla condizionatezza delle nostre decisioni. In una società dalle innumerevoli scelte dove si è liberi di decidere cosa fare di se stessi purché la scelta rientri nel dispensario offerto, James dapprima dice no, poi dice sì con riserva, sgancia la sua creatività dalle voci del suo CV. Sceglie di sposare l’anonimato giocando con la sua solitudine, quello spirito critico che mai lo abbandonerà. James non è un eroe, egli sa che gli eroi sono coloro che si sono battuti fino in fondo; James è piuttosto un barcaiolo che cerca di remare una zattera in un mare in tempesta, se non con l’ambizione di cavalcare l’onda, almeno con la speranza di non affogare.

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