Ricordo quella mattina di marzo

Ricordo quella mattina di marzo
quando l’alba pareva un’utopia perduta
nella neve persistente degli albori.
 
Sondammo il ventre della montagna
come a piedi nudi,
specchiando i nostri spettri
nei vasti simulacri di pini marmorei,
monumenti d’inconfessate paure.
 
Dimmi, cosa provasti
quando la Belva solitaria ti fissò
e il bagliore autoctono dei suoi occhi
illuminò la tua irrequietezza?
 
Non era forse quel tuo brivido
il riluttante grido
di un animale domato
dimentico dell’originaria,
funesta vocazione?
 
Oh, indomita creatura
ricordo quella mattina di marzo
quando l’alba
mi rivelò, infine, la tua natura.

 

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