Innamorarsi e altri estremismi – Ian McEwan, L’amore fatale

L’innamoramento è sempre un’esperienza estrema: quando ci si innamora, l’altro diventa un’ossessione.

Per molti, l’amore è un’esperienza che ci mette alla prova, che ci chiede di uscire da noi stessi, dalla nostra visione del mondo, per rimetterci all’altro. È davvero così? Quanto, invece, amare qualcuno rischia di diventare un’affermazione ancor più radicale della nostra identità e della nostra volontà? Quanto il desiderio verso l’altro è puro e incondizionato, quanto è sinonimo di apertura, di attesa, di fiducia nell’umile silenzio?

Nel suo romanzo del 1997, Enduring love, tradotto in italiano in L’amore fatale, lo scrittore inglese Ian McEwan trasporta il lettore in una storia allo stesso tempo ordinaria e angosciante, verosimile e assurda, e invita a riflettere sull’irrazionalità del sentimento, del suo pericolo, e se sia giusto o possibile evitarlo.

Un pallone aerostatico, travolto da un improvviso colpo di vento, attira l’attenzione di un gruppo di uomini in un parco, che accorrono e cercano di trattenerlo a terra per salvare il ragazzino che è a bordo. Presi dal panico, tutti si aggrappano alle corde che pendono dalla mongolfiera con tutto il loro peso, ma vinti dallo spaesamento e dallo sforzo, a turno lasciano la presa. Un solo uomo fra loro rimane aggrappato al pallone, che senza più ancoraggio vola in alto; l’uomo ormai solo e sospeso in aria è vinto dallo sforzo, cade a terra e muore sul colpo.

Il protagonista del romanzo, Joe, è fra coloro che sono sopravvissuti, e si chiede per giorni se fosse stato proprio lui il primo fra tutti a mollare la corda, e cosa sarebbe successo, invece, se tutti avessero continuato a collaborare: quell’uomo sarebbe ancora vivo, o sarebbero morti tutti? La consapevolezza che l’egoismo del singolo abbia vinto sulla collaborazione in gruppo, che l’instinto di conservazione abbia avuto la meglio sul sacrificio per l’altro, quando forse sarebbe bastato soltanto un ulteriore sforzo, ancora un piccolo sforzo, rende la vittima dell’incidente un eroe, un martire, un esempio che nessuno potrà eguagliare; per questo, Joe continua a tormentarsi, il senso di colpa di essersi rivelato inaspettatamente un vigliacco, un animaletto che preferisce la sopravvivenza.

Non c’è risposta alle sue inquietudini, il rapporto tra egoismo e compassione è un problema vecchio quanto il mondo, ma a incrementare la sua angoscia è una dichiarazione d’amore inaspettata: uno degli uomini sopravvissuti all’incidente, Jed Parry, si è innamorato di lui soltanto incrociando il suo sguardo.

Proprio quel giorno, Parry aveva infatti invitato Joe a pregare sull’erba accanto al corpo della vittima e Joe aveva rifiutato, trattando Parry come uno squilibrato vinto dalla tragicità della situazione. Non sospettava minimamente che da quel momento, Parry lo avrebbe ossessionato, telefonandogli nel cuore della notte, scrivendogli innumerevoli lettere, appostandosi sotto casa sua: era innamorato di lui, e con la sua fede voleva salvarne l’anima, amarlo alla luce del sole e insegnargli ad amare Dio.

 L’ombra della presenza di Parry rende la vita di Joe sempre più carica di tensione, incrinando addirittura il rapporto solido e stabile con la sua compagna, Clarissa, che assistendo a un progressivo rabbuiamento interiore di Joe, si trova confusa dal suo atteggiamento di continuo sospetto e comincia a dubitare della sua salute mentale, a crederlo ossessionato da un semplice povero ragazzo, frutto addirittura forse della stessa immaginazione del protagonista.Joe si trova solo e incompreso, chiede aiuto alla polizia, ma non viene ascoltato: Parry non lo minaccia e non gli fa del male, ma si limita a palesare il suo amore, a dedicargli fiumi e fiumi di parole ricche di passione, senso di sacrificio, devozione e rammarico: non è questo in fondo, l’amore? Come può costituire una minaccia?Sebbene a tratti il lettore sia portato a dubitare della credibilità di Joe esattamente come Clarissa, la realtà dei fatti è ben più cruda: quando Parry, in estremo, tenta di ucciderlo passando dalla devozione alla rabbia, emerge chiaramente quanto il suo amore verso il protagonista sia pericoloso e rischi di essere fatale. Il finale è inaspettato: a Jed Parry viene diagnosticata la sindrome di de Clérembault, un disturbo mentale che rende ossessivo il desiderio di un soggetto nei confronti di un altro soggetto, e che si basa sulla distorsione della realtà: Parry credeva di essere ricambiato e invitato a manifestare il suo amore da Joe tramite gesti di quest’ultimo apparentemente senza significato, ma interpretabili da lui solo; nella realtà, tuttavia, nulla corrispondeva alla sua visione delle cose.L’amore irrazionale, ossessivo e dal risvolto religioso e apocalittico di Parry viene così racchiuso nella razionalità del discorso scientifico: Parry è malato, il mondo può procedere senza di lui, Joe è autorizzato a lasciarselo alle spalle per sempre e tentare di ricostruire con fatica il suo rapporto danneggiato con Clarissa. Il protagonista però stenta ad accettare, in cuor suo, quell’esito finale, nonostante egli stesso abbia cercato una spiegazione plausibile a quanto gli era accaduto.

…il solcro profondo del nostro peggior difetto: se qualcosa non risponde ai nostri interessi, siamo portati a negarne l’esistenza. Credere coincide col vedere. […] Ed è sempre per questo che la scienza e la metafisica costituiscono imprese tanto coraggiose […], verità disinteressate. Ma non bastano a salvarci da noi stessi, i solchi sono troppo profondi. L’oggettività non può essere strumento di redenzione del singolo.

Parry, dall’ospedale psichiatrico, continua a pensare a Joe, e il suo amore costituisce per lui l’unica luce in un’esistenza buia e senza significato né promesse per il futuro. Di fronte all’immagine di quel ragazzo solo ma che custodisce in petto la potenza del sentimento, come si può limitarsi a vedere in questo una patologia, e null’altro?Il lettore non trova libera uscita: Parry è senza dubbio squilibrato, ma il suo amore è così sincero da provocare struggimento. Nella sua ossessione, egli vedeva in Joe la sua realizzazione personale, il compimento della sua vita e la sua redenzione. Il suo sentimento è così diverso da quello che tutti proviamo innamorandoci di qualcuno? Non ha forse Parry, invece, avuto il coraggio di lasciarsi travolgere senza limiti da ciò che ordinariamente capita a tutti, e che cerchiamo di placare respirando a fondo?Come sarebbe stata la vita di Parry, se non avesse incontrato Joe?Se l’amore è una malattia, è giusto salvarci da esso?

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