Dicembre

Dicembre è il mese in cui si tirano le somme dei mesi passati e si fanno previsioni sui mesi futuri. È il mese delle possibilità, è il mese del dal prossimo anno cambio vita, dal prossimo anno farò unicamente solo ciò che mi soddisfa, dal prossimo anno cercherò in ogni modo di essere felice.
Ettore lo sapeva bene cosa significa un inizio, un punto a capo, un volta pagina. Era sempre stato un tipo poco ancorato alle certezze, con la segreta speranza però che tutto sarebbe potuto volgere al meglio, soprattutto a partire da quel nuovo anno. Era un ragazzo in gamba, un potenziale che non si applica appieno, dicevano le maestre e in seguito le professoresse al liceo. Eppure la laurea in lettere moderne, cum laude, troneggiava sopra la testata del suo semplice letto, a vegliare sulle sue notti agitate e insonni, e allo stesso tempo a ricordargli che almeno questo percorso era riuscito a concluderlo.
Grazie a quel traguardo raggiunto si era infatti trasferito a Torino. Aveva deciso di gettarsi nel marasma di quel reticolato cittadino di vie così regolare quanto trafficato per cercare il lavoro dei sogni, distaccandosi dal paese di provincia sperso nelle vallate piemontesi da cui proveniva, mettendo così fine alla sua vita di pendolare. Aveva trovato l’annuncio di questo bilocale in affitto e in poco tempo vi si era installato, trovando di suo gusto l’aura decadente che traspariva dall’intonaco ormai scrostato in numerosi punti della facciata esterna del palazzo, la scala che con gradini in pietra conduceva a ogni piano, diramandosi in quei diroccati balconcini e soprattutto il modico prezzo adatto alle sue finanze.
Si avvicina alla finestra della piccola cucina che dà sul ballatoio, un bicchiere di vino rosso nella mano sinistra e una sigaretta tra le dita della mano destra e rivolge lo sguardo nel cortile interno. La vede arrivare sulla sua bicicletta, scendere agilmente dalla sella e iniziare a cercare le chiavi del lucchetto nello zaino. È lei il vero motivo per cui aveva scelto quel palazzo e quell’appartamento, la morsa al suo stomaco risponde adesso al suo posto. Non aveva avuto dubbi quella mattina di ottobre in cui si era affacciato per la prima volta in quel cortile e lei quasi l’aveva travolto, gridandogli delle scuse confuse, mentre l’agente immobiliare tentava di riportarlo alla realtà. Ettore non era mai stato seriamente innamorato, e l’aveva appurato proprio quella mattina, non riuscendo più a togliersi il suo profumo dalla testa, per giorni.
“Si chiama Margherita” aveva borbottato la signora del terzo piano qualche settimana dopo, incrociandolo nell’androne.
“Come prego?” aveva risposto confuso Ettore.
“Quella ragazza che guardi imbambolato, si chiama Margherita… e se vuoi un consiglio, lasciala perdere ragazzo, non fa per te.”
Ettore si era chiesto se la sua infatuazione fosse così visibile oppure se assurdamente quella signora fosse una strega o una maga. Forse doveva esserci della magia in quel palazzo, se un semplice incrocio di sguardi per le scale lo aveva ridotto in tal stato di torpore.
Sospira e chiude gli occhi, rilasciando una lunga boccata di fumo. Ora Margherita salirà le scale, arriverà davanti al tuo appartamento, busserà alla tua porta. Tu le aprirai e la guarderai con una curiosa cortesia, lei si passerà nervosa una mano tra i capelli ondulati e inizierà a spiegarti che le sue giornate hanno iniziato ad avere un senso unicamente da quando ti sei trasferito a quel numero civico, che dicembre ha un sapore diverso se immagina di passarlo al tuo fianco, che Torino sembra diventare magica all’ora del tramonto, e che quel tramonto vuole condividerlo proprio con te. Tu non farai altro che annuire, perché per una volta in vita tua accetterai il rischio di essere felice, e metterai in conto di poter eventualmente soffrire, ma che di fronte alla bellezza dei suoi occhi scuri e della sua fresca energia, questi timori non possono che scomparire.
Apre gli occhi. Qualcuno bussa alla porta.

Il racconto che avete letto è stato scritto da Chiara Saggese. Ha partecipato al concorso letterario a tema “condominio” di ArteinStabile, prodotto dall’Associazione culturale Collettivo Ultramondo, nel vivace e multietnico quartiere di Aurora, a Torino: protagonista è lo stabile di Via Cuneo 5 bis, la descrizione dell’intero progetto potete trovarla qui.

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